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Nell'atrio del Municipio sono state esposte nel mese di luglio alcune tavole su idee, spunti, suggestioni in merito ai diversi temi della ricostruzione in alcuni dei Comuni del cratere. Iniziativa a cura dell'Università di Architettura di Venezia

La mostra è stata allestita fino al 4 luglio presso l'Atrio del Comune di Novi di Modena - Viale V. Veneto, 16.
Gli orari seguiranno quelli degli uffici comunali.
Per info : Ufficio Cultura Comune di Novi di Modena -    - 059\6789296

Scarica il Giornale Iuav 127 dedicato alla mostra (14 Mb) >>


Progetto Speciale Terremoto

Quando il terremoto nella primavera del 2012 ha colpito l’Emilia Romagna, siamo stati particolarmente vicini ad un territorio e ai suoi abitanti toccati da una ulteriore calamità non diversa da quella di altre regioni d’Italia. Profondamente turbati dal senso di impotenza verso tragedie simili, per il nuovo disastro si sono attivati professori e studenti dell’Università Iuav di Venezia, in forme diverse. Questo numero del Giornale racconta i risultati di una di esse: il Progetto Speciale Terremoto.

Il Progetto che come Ateneo abbiamo scelto di portare avanti ha costruito un Protocollo d’intesa Iuav-Regione Emilia Romagna nel quale si sono incontrati il desiderio di rendersi utili, mettendo a disposizione le molte competenze Iuav, e l’enorme necessità della Regione e dei Comuni delle zone colpite di pensare subito al futuro seguito all’emergenza dei primi momenti. Il Progetto ha assunto la forma di iniziativa d’Ateneo, proprio per favorire l’integrazione tra sguardi disciplinari differenti, in grado di affrontare la complessità del processo di ricostruzione.

Un gruppo di professori, appartenenti a dipartimenti Iuav diversi, ha raccolto l’invito a cimentarsi con il difficile compito di pensare al dopo, alle possibili alternative che la ricostruzione potrebbe mettere in campo. L’idea guida è la convinzione che le trasformazioni imposte dal sisma debbano tradursi in ambienti di vita funzionalmente migliori e soprattutto capaci di consolidare valori identitari e coesione sociale dei centri colpiti. Abbiamo largamente portato avanti questa idea, che si collega alla politica della Regione Emilia Romagna e a tutti i provvedimenti regionali e costituisce il tessuto connettivo dei lavori descritti nelle pagine successive.

Quattro comuni sono stati indicati dalla Regione come possibili ambiti per questo lavoro di ideazione di futuro: San Felice sul Panaro, Medolla, Concordia sulla Secchia e Novi di Modena. Quattro comuni diversissimi per storia e struttura urbana, ma tutti immersi nella straordinaria vitalità sociale che caratterizza gli emiliani. Sono simili, per i quattro comuni, la gravità dei danni subiti, la dimensione medio-piccola, i segni di una attività agricola ancora molto presente e l’importanza delle attività produttive nelle estesissime zone industriali. Ed è simile il paesaggio dove la matrice agricola della pianura mantiene intatte ed ordinate le sue geometrie vegetali in stridente contrasto con i drammatici cumuli di mattoni delle case rurali crollate e dei centri urbani transennati.

Otto tra laboratori e corsi hanno impegnato le esercitazioni dei loro studenti nella riflessione e nella ideazione di possibili proposte. Molte delle questioni che attraversano i progetti hanno un medesimo filo conduttore: come fare in modo che i centri storici conservino il loro significato, rimangano nella frequentazione degli abitanti e dunque restino vivi. Come rafforzarne il ruolo evitando che le strutture dell’emergenza, temporanee, si tramutino in attrattori permanenti e condannino i vecchi centri allo svuotamento e all’abbandono. I laboratori di progettazione hanno identificato luoghi nei quali la ricostruzione deve necessariamente cimentarsi con edifici nuovi e hanno affrontato il dilemma di sempre: ‘com’era, dov’era’ oppure il nuovo deve parlare il linguaggio di oggi? Con quali strutture per far fronte ad un rischio sismico che si è evidenziato con tale improvvisa drammaticità? E con quali esiti sulla qualità architettonica degli edifici, sugli spazi pubblici, sulla conservazione della loro identità e del loro significato nella vita dei cittadini? I corsi di restauro hanno concentrato l’attenzione sui teatri, la cui sistematica presenza in tutti i comuni costituisce una straordinaria testimonianza di civiltà e di cultura, e su monumenti simbolo, come la Rocca di San Felice. Il laboratorio di Politiche ha esplorato atteggiamenti verso il futuro e disponibilità degli attori coinvolti.

I laboratori e i corsi di urbanistica hanno immaginato risposte ai problemi di ri-organizzazione dello spazio pubblico e della sua capacità di essere luogo di connessione, di incontro, di socializzazione. Molte proposte riguardano la mobilità “dolce”, le reti dei percorsi pedonali e ciclabili, la continuità del verde e le politiche di moderazione del traffico. Ovvero le misure per muoversi facilmente in spazi urbani di migliore qualità, dove la riduzione dello spazio dedicato all’automobile aumenta lo spazio dedicato alla vita collettiva. Quando la mostra dei lavori verrà presentata nei quattro comuni sarà interessante confrontarci con la popolazione interessata, capire quanto le idee possano davvero tradursi in lievito per il futuro. E potremo anche sviluppare in progetti più definiti, attraverso i workshop di fine anno, gli spunti di maggior interesse che il dibattito avrà fatto emergere.

Le idee progettuali presentate nelle pagine che seguono sono il risultato del lavoro degli studenti e dunque rispecchiano la freschezza del loro sguardo e anche, ovviamente, i limiti della loro preparazione. In generale gli studenti hanno aderito ai temi proposti con una aggiunta di partecipazione che fa ben sperare per l’università e per il futuro del paese. Infine occorre un particolare ringraziamento a quelli senza i quali il Progetto Speciale Terremoto non avrebbe potuto giungere fin qui: l’assessore regionale Alfredo Peri, i funzionari regionali responsabili della Convenzione, i Sindaci dei quattro Comuni e i loro tecnici a cui dobbiamo materiale informativo, cartografia e supporti di vario genere.

 

Amerigo Restucci e Maria Rosa Vittadini

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